Non sappiamo cosa sia successo, forse leffetto della pandemia che lha fatto scoprire come unico mezzo sicuro per le vacanze, forse laccelerazione improvvisa di un processo già in atto.
Sta di fatto che oggi chi scrive di sport parla di camper, i media generalisti parlano di camper, gli esperti di motori parlano di camper e non esiste sito turistico che non citi il camper. Allimprovviso, il camper sembra diventato una moda.
Non per noi.
Naturalmente non ci dispiace il successo che sta vivendo il nostro veicolo preferito, ma il camper per noi non è certo una moda.
Perché nel 1978, quando la Fiat creava la Ritmo seguendo per la prima volta indicazioni di design e marketing, noi fondavamo il Club del PleinAir.
Perché nel 1982, quando la stampa sportiva scriveva della nazionale italiana campione del mondo a Madrid, noi eravamo già stati in Spagna in camper.
E portavamo già da tempo la bicicletta sul portabici o nel gavone del camper quando, nel 1984, Francesco Moser batteva per due volte il record dellora.
Perché nel 1988, quando i viaggi coast to coast erano ancora un sogno da telefilm americani, PleinAir già attraversava gli USA in camper.
E ben prima che il turismo di massa colonizzasse Sharm el-Sheikh, noi avevamo già visitato in camper Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto.
Perché mentre cadeva il muro di Berlino, nel 1989, noi avevamo già attraversato la cortina di ferro in camper per raggiungere lUngheria. E lanno successivo saremmo giunti in camper anche in Repubblica Ceca, Polonia e Germania Est.
E nel 2007, quando lUnione Europea prendeva ufficialmente questo nome, noi avevamo già visitato anche Spagna, Norvegia e Svezia. In camper, naturalmente.
Siamo stati camperisti e caravannisti, vanlifers e fulltimers anche quando non era trendy esserlo, anche quando non avevano nomi fighi, né foto e profili sui social. Anche quando non esistevano i social.










