Addormentarsi sempre più tardi, svegliarsi allimprovviso, avere gli incubi. A lungo andare un disturbo del sonno che diventa cronico può sviluppare malattie come alterazione dellumore, vuoti di memoria, obesità. Un possibile aiuto potrebbe arrivare dai polifenoli, in particolare quelli presenti nel rosmarino e nel tè verde. Scopriamo di più.
La salute passa per il buon sonno. Dormire serenamente e per un tempo adeguato garantisce, infatti, il pieno funzionamento dei meccanismi di autoriparazione dellorganismo che si attivano durante la notte. Mentre il resto del corpo è a riposo, le energie sono a disposizione del cervello che si ripulisce dalle scorie prodotte dai neuroni, potenzialmente nocive se si accumulano. Ma la pandemia ci ruba il sonno.

LA PANDEMIA CI RUBA IL SONNO
Dopo lansia, linsonnia è il secondo disturbo collaterale provocato dalla malattia Covid-19. E lacquisto di sonniferi cresce del 40%, con tutti i pericoli connessi alluso fai da te di questi farmaci dai molti effetti collaterali.

POLIFENOLI AMICI
Un possibile aiuto potrebbe arrivare dai polifenoli, nutrienti vegetali dal forte potere protettivo, in particolare quelli presenti nel rosmarino e nel tè verde. Un recente studio ha infatti messo in luce come lacido rosmarinico (presente in molte piante di erbe comuni, soprattutto rosmarino) e lepigallocatechina gallato (EGCG, la più abbondante catechina nel tè verde) contribuiscano a migliorare la qualità del sonno. Almeno in presenza di disturbi lievi, senza significativi effetti collaterali a livello neurocognitivo, anzi, con plausibili benefici.

LO STUDIO, NO EFFETTI COLLATERALI
Per appurarlo gli scienziati hanno selezionato un gruppo di 89 adulti sani (età media 31 anni) con problemi di carenza di sonno. Metà di loro hanno assunto ogni notte, per 30 giorni, capsule a base di un blend di acido rosmarinico e EGCG. Agli altri, invece, è stato dato un placebo. Durante lesperimento tutti i partecipanti hanno ridotto, ma non azzerato, lassunzione di caffeina e lattività fisica. Hanno tenuto un diario del sonno e sono stati sottoposti a test dellumore e della funzione neurocognitiva.
Concluso il periodo di studio è emerso che, rispetto a chi aveva preso il placebo, il gruppo trattato con i polifenoli aveva migliorato la qualità del sonno, la severità dellinsonnia e persino potenziato alcune funzioni neurocognitive come lattenzione vigile, la memoria, la valutazione dei rischi. Questultimo aspetto è rilevante se confrontato con la fatica al risveglio e la sonnolenza diurna, i più comuni effetti collaterali dei sonniferi.

AGIRE IN TEMPO
La giovane età del campione e i disturbi del sonno relativamente lievi di cui soffriva, suggeriscono che il ricorso a mirati nutrienti vegetali come i polifenoli possa contribuire a evitare che i primi sintomi dinsonnia degenerino in forme croniche della malattia. Linsonnia infatti peggiora i disturbi dellumore.

UN ALTRO NEMICO DEL SONNO: LA DIGESTIONE
Ricordiamo che un altro nemico del buon sonno e della sua attività autorigenerante del corpo è la digestione. Non è un caso che lantica saggezza popolare prescriva Colazione da re, pranzo da principe e cena da povero. Un chiaro invito a non interferire con una cena sovrabbondante nei meccanismi di riparo del nostro organismo che si attivano tipicamente di notte. Per il corretto svolgimento dei quali è richiesto lutilizzo esclusivo di tutte le energie disponibili, da non dissipare nella digestione, lassorbimento e il metabolismo dei cibi.









