Questa settimana nella trasmissione Camper in Viaggio di Rai1 i giornalisti di PleinAir Marco e Giovanni hanno visitato la maremma toscana. Scopriamo qualcosa di più su questo affascinante territorio attraverso la narrazione popolare di leggende e racconti. Questi nei secoli mescolano storia, fantasia, religione e mito ma, chissà, forse nascondono anche un pizzico di verità. Ecco 5 leggende della Maremma Toscana tra le più curiose.
Ci sono davvero tanti luoghi meravigliosi in Toscana che possiamo esplorare in camper. Dalla Val dOrcia alla Val di Chiana, da Firenze a Siena fino ad Arezzo. Nella settimana di trasmissioni del programma Camper in Viaggio con i giornalisti di PleinAir Marco e Giovanni abbiamo visto una parte della Maremma Toscana. Forse anche le storie popolari possono dirci qualcosa su questa parte di Toscana: scopriamo insieme 5 leggende della Maremma Toscana.

LA MANO DI ORLANDO
Poco fuori il borgo di Sovana (GR), vicino al bivio per Pitigliano, si trova uno strano macigno scolpito a forma di mano. Forse di unepoca più antica del medioevo, questa specie di monumento è davvero enigmatico e ha dato vita a diverse ipotesi.
Secondo una leggenda, Carlo Magno avrebbe chiamato in suo aiuto Orlando durante lassedio di Sovana, dopo diversi tentativi falliti di espugliarla. Accorso in aiuto del re, nel corso della battaglia Orlando si rese conto della difficoltà dellimpresa e preso dallo sconforto strinse il masso con la mano talmente forse da dargli quella forma.
Secondo altri, tra le dita del masso venivano fatte scorrere le funi di canapa per dar loro maggiore consistenza. Ma è molto più probabile che la forma della cosiddetta Mano di Orlando sia dovuta semplicemente allazione degli agenti atmosferici.

L’OLIVO DELLA STREGA
A Magliano in Toscana (GR), vicino alla chiesa romanica della SS. Annunziata, trovi un albero monumentale davvero particolare. Si tratta di un olivo con un grosso fusto del diametro di 8,50 metri, alto poco meno di 10 metri. Il fusto è completamente contorto e sembra disegnare forme stranissime.
In effetti è formato da due alberi. Quello vecchio è datato 3.000-3.500 anni, è costituito dalla base del fusto ed è ormai morto. Quello nuovo è nato circa 300 anni fa dal vecchio albero e ha un pollone che ancora produce frutti.
Nel corso dei secoli attorno a questo antichissimo olivo dalle forme inquietanti sono nate diverse leggende. Secondo alcuni, intorno allalbero si celebravano riti pagani e, allinvocazione dei sacerdoti, lolivo si contorceva assumento forme sconvolgenti. Secondo un altro racconto, invece, tutte le streghe della Maremma erano solite riunirsi ai piedi dellalbero per esaltare il diavolo nei loro sabba. Unaltra leggenda racconta di come questalbero a un certo punto si sia messo a produrre fagioli invece di olive.
Il racconto più diffuso però, narra unaltra storia. Sembra infatti che una strega ogni venerdì tenesse i suoi riti sabbatici danzando intorno allalbero. Questi riti costringevano la pianta a contorcersi ogni volta, fino ad assumere laspetto attuale. Non è affatto un caso, quindi, che questo albero sia famoso come lOlivo della Strega.

LA SPADA NELLA ROCCIA
Nelle vicinanze della bellissima Abbazia di San Galgano a Chiusdino (SI) si trova una spada conficcata nella roccia, con lelsa e il manico visibili. Unimmagine che ci porta alla mente il racconto di Excalibur, la spada di Re Artù, ma la storia della spada di San Galgano è diversa.
Si racconta infatti che nel XII secolo il giovane Galgano Guidotti conducesse una vita disordinata dedicata alla lussuria, prima di avere tre visioni dellArcangelo Michele. Nella prima San Michele gli chiese di diventare cavaliere sotto la sua protezione. Nella seconda lo invitò a seguirlo a Montesiepi, dove Gesù, gli Apostoli e la Vergine lo invitarono a scegliere una vita di penitenza da eremita. Nella terza, larcangelo lavrebbe condotto a cavallo a Montesiepi.
Riconosciuto il luogo, Galgano decise di ritirarsi lì per condurre una vita da eremita. Trasformò il mantello da cavaliere in un saio da monaco e lo indossò. Aveva però bisogno di una croce per pregare e provò a tagliare del legno, ma non ci riuscì. A quel punto, infisse la sua spada nella roccia in modo da ottenere una croce dallelsa.
La spada nella roccia oggi è conservata in una teca per proteggerla, perché negli anni è stata oggetto di atti vandalici. Nonostante ciò, nessuno è stato capace di estrarre la spada.

IL DRAGO DI BURIANO
Tra le leggende della Maremma Toscana cè una storia simile a quelle di San Galgano e di San Giorgio. È quella che parla di San Guglielmo di Malavalle o San Guglielmo il Grande. Nato in Francia, secondo la tradizione sarebbe appartenuto alla famiglia dei duchi dAquitania.
A causa della sua vita dissoluta venne scomunicato da papa Eugenio III. Guglielmo allora si convertì al cristianesimo e compì i principali pellegrinaggi dellepoca. Poi si ritirò in Toscana, vicino Castiglione della Pescaia, per espiare vivendo da eremita in un luogo malsano chiamato Malavalle.
Il santo scelse come dimora un anfratto, che però si rivelò già abitato da un drago che da tempo terrorizzava gli abitanti della zona. Guglielmo allora lo affrontò e riuscì ad abbatterlo usando un semplice bastone.
Unaltra versione della leggenda narra che il drago in realtà abitava una grotta accanto a una fontana nei pressi di Buriano. La bestia vessava la popolazione locale chiedendo giovani ragazze vergini in cambio dellaccesso allacqua. Allora gli abitanti chiamarono Guglielmo, che si diceva portasse la cotta di maglia sotto il saio perché onorava ancora gli ideali della cavalleria. Leremita affrontò il drago e lo sconfisse, riuscendo a passare indenne tra le fiamme che questo sprigionava.

IL LAGO DELLACCESA
Nel territorio del comune di Massa Marittima (GR) si trova il Lago dellAccesa, un invaso di origine carsica che dà vita al fiume Bruna. Tuttavia, secondo una leggenda la zona attualmente occupata dal lago in origine sarebbe stata abitata da contadini.
Accadde che il 26 luglio, il giorno di SantAnna, i contadini erano impegnati a trebbiare il grano. Una versione riporta che questi uomini vivevano nel disprezzo della religione e lavoravano imprecando contro Dio e i santi. Unaltra che il giorno di SantAnna, protettrice dei mietitori, sarebbe dovuto essere un giorno di riposo per i contadini.
In un modo o nellaltro, allimprovviso tuonò un forte boato. Lacqua iniziò a sgorgare dal suolo e tutti i contadini e i loro carri furono inghiottiti nelle viscere della terra. Dopo pochi minuti, al posto dei campi di grano cera uno specchio dacqua.
La leggenda non finisce qui. Si dice che nel giorno di SantAnna sulle rive del Lago dellAccesa si possa ascoltare il muggito dei buoi e il rumore delle ruote dei carri.









