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3 CURIOSITÀ SU PADOVA

#SapeviChe: curiosità sull’abitar viaggiando e non solo
3 CURIOSITÀ SU PADOVA
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Città di fede, storia, arte e cultura. Padova custodisce alcuni tesori per i quali è famosa nel mondo. Dalla Basilica del Santo a Prato della Valle, dalla Cappella degli Scrovegni all’Università dove insegnò anche Galileo. Ma sei davvero sicuro di sapere tutto, ma proprio tutto, su Padova? Abbiamo trovato 3 curiosità su Padova che (forse) non sai…

 

Sono diverse le attrattive che rendono famosa Padova. La prima, senza dubbio, è la Basilica di Sant’Antonio, dove sono custodite le reliquie del santo. Meta ogni anno di milioni di pellegrini, è tra i centri cristiani più venerati al mondo. Ma in città troviamo anche la seconda piazza più grande d’Europa dopo la Piazza Rossa di Mosca e probabilmente la prima per originalità: Prato della Valle. Senza contare il ciclo di affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni e un ateneo che ha visto passare Leon Battista Alberti, Galileo Galilei e Niccolò Copernico. C’è però dell’altro: 3 curiosità su Padova che (forse) non sai. Scoprile di seguito!

 

 

INDIANA JONES? È ISPIRATO A UN ESPLORATORE DI PADOVA 

È nato a Padova l’esploratore ed egittologo a cui è ispirato il personaggio cinematografico di Indiana Jones. Giovanni Battista Belzoni: ingegnere, esploratore, pioniere dell’archeologia e padre dell’egittologia moderna è stato autore di imprese al limite dell’impossibile. Proprio per la sua vita avventurosa è facile pensare che sia stato fonte d’ispirazione del simpatico personaggio cinematografico creato da George Lucas e noto in tutto il mondo.

 

Belzoni contribuì a rinvenire vari tesori archeologici della Valle del Nilo, ma nonostante le sue importanti scoperte è paradossalmente poco noto. Il suo nome è ricordato solo in pochi libri, anche se molti reperti custoditi nel British Museum di Londra recano la sua firma, e su molti altri reperti gli venne negato l’onore di essere nominato come autore dei ritrovamenti.

 

Nel campo dell’archeologia egizia fu considerato per lungo tempo un modello da imitare dagli esploratori, gli esperti e i critici di egittologia che lo stimarono. Alla fine della sua avventura egiziana, oltre alle varie altre scoperte, aveva portato alla luce otto tombe nella sola Valle dei Re.

 

 

LA LEGGENDA DELL’ESPLORATORE INFATICABILE

Belzoni nasce a Padova nel 1778, figlio di un barbiere, ma seguendo il suo spirito avventuriero abbandona città e famiglia per viaggiare. Tra Roma, Parigi e l’Olanda si innamora dell’archeologia e approfondisce gli studi di ingegneria idraulica.

 

Nel 1814 sbarca in Egitto, ne rimane affascinato e intraprende il primo viaggio di scoperta lungo il Nilo, a cui seguono altri due viaggi, nel 1817 e nel 1818. Nasce la leggenda dell’esploratore infaticabile: Belzoni si sottopone a sforzi fisici enormi e si adatta a vivere in condizioni estreme

 

 

LE IMPRESE AL LIMITE DELL’IMPOSSIBILE

L’esploratore compie alcune imprese che hanno davvero del leggendario. Belzoni trasporta il busto colossale del “giovane Memnone”, del peso di circa 7 tonnellate, da Tebe ad Alessandria e da lì a Londra. Opera ritenuta impossibile da compiere al tempo.

 

Disseppellisce il tempio roccioso di Abu Simbel. Trasporta in Inghilterra l’obelisco di File alto 7 metri. Effettua gli scavi nel tempio di Karnak. Scopre la tomba del faraone Seti I. Trova l’ingresso nella piramide di Chefren, allora ritenuta priva di varchi di accesso. Sempre a lui si deve la scoperta della città di Berenice, sul Mar Rosso.

 

Nel 1819 torna a Padova, dove viene accolto come un eroe. Nel 1823 parte per l’Africa attratto dalle sorgenti del Niger, per un’esplorazione pericolosa dove muore in circostanze poco chiare, a soli 45 anni.

 

 

“RESTARE IN BRAGHE DI TELA” È UN DETTO PADOVANO 

“Restare in braghe di tela” significa rimanere senza risorse, in particolare dopo un rovescio di fortuna, ed è un detto padovano. L’origine di questa espressione risale ad una punizione che veniva inflitta nella prima metà dello scorso millennio ai cittadini padovani che avevano accumulato troppi debiti e non erano più in grado di saldarli. 

 

Questi venivano costretti a rimanere in mutande e a confessare ad alta voce ai loro concittadini la loro colpa, battendo tre volte le natiche sopra una pietra di granito. Ripetevano a voce alta, davanti ad almeno cento persone, la frase “cedo bonis” cioè “rinuncio ai beni” e poi venivano espulsi dalla città.

  

Ribattezzata col nome di “pietra del vituperio”, la pietra ai tempi si trovava in Piazza della Frutta, ma ora puoi vederla all’interno del Palazzo della Ragione.

 

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A PADOVA SI È LAUREATA LA PRIMA DONNA AL MONDO 

Università di Padova vanta un primato mondiale, non soltanto italiano: il 25 giugno 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia si laurea, la prima donna laureata al mondo. Enfant prodige di una nobile famiglia veneziana, intenzionata a servirsi delle doti di Elena per riscattare il lustro della famiglia Cornaro. 

 

A quell’epoca ancora nessuna donna si era laureata e il vescovo di Padova e cancelliere dell’Università, Gregorio Barbarigo cercò di impedirlo. Nonostante ciò alla fine Elena riuscì a laurearsi all’età di 32 anni ma la laurea le venne concessa in filosofia e non in teologia come da lei inizialmente desiderato.

 

L’impresa di Elena è un esempio mondiale di emancipazione femminile, ma è ancora pressoché ignota al grande pubblico. La sua statua è nel cortile dell’Ateneo della città che l’ha incoronata Dottore in Filosofia. Per avere la seconda donna laureata al mondo, sempre in Italia, toccherà attendere 54 anni.