Una ricerca israeliana punta nuovamente il dito sulla stretta connessione fra dieta e salute del cervello: unalterazione del metabolismo nota come insulino-resistenza sembra, in particolare, accelerare il decadimento cognitivo tipico delletà avanzata. La resistenza allinsulina ostacola lingresso di glucosio allinterno delle cellule e, al contempo, frena la trasformazione dei grassi in energia. Questa condizione, dunque, se da una parte aumenta i livelli di glucosio nel sangue dallaltra riduce la disponibilità di combustibile (glucosio e acidi grassi) dentro le cellule che si trovano così in uno stato di relativo deficit energetico cominciando a funzionare meno bene e accumulando difetti.

Nello studio, circa 500 pazienti con malattie cardiovascolari sono stati seguiti per 20 anni. Chi, allingresso nello studio, era affetto da insulino-resistenza (senza necessariamente soffrire di diabete) ha manifestato nei venti anni successivi il più rapido declino delle performance cognitive, in particolare della memoria e delle funzioni esecutive (quei processi mentali che permettono di pianificare e attuare progetti con lo scopo di raggiungere un obiettivo).
Non è la prima volta che unalterazione del metabolismo del glucosio è stata associata al decadimento cognitivo: basti pensare che chi è affetto da diabete ha il doppio dellincidenza di Alzheimer e che una dieta ricca in carboidrati aumenta di quasi 4 volte il rischio di sviluppare deficit cognitivo.

Linsulino-resistenza è sempre più diffusa, associata tipicamente al consumo smodato di carboidrati raffinati e zuccheri, specialmente fruttosio. Anche se più frequente in chi è sovrappeso e obeso, va comunque sottolineato che non è necessariamente associata al peso corporeo: sempre più spesso si riscontrano, infatti, individui magri affetti da insulino-resistenza mentre, al contrario, molte persone obese risultano in perfetta salute metabolica.

Lassociazione fra insulino-resistenza, diabete e malattie cardiovascolari è nota da tempo ma è solo da qualche anno che si è cominciato a comprendere il suo ruolo nelle malattie neurodegenerative, dal lieve decadimento cognitivo fino a gravi forme di demenze, tanto che alcuni autori si sono spinti a definire lAlzheimer come diabete di tipo 3.

Linsulino-resistenza altera vie di segnale che regolano la produzione di energia, lespressione dei geni, la sopravvivenza e la plasticità dei neuroni; aumenta linfiammazione e lo stress ossidativo danneggiando le proteine, le membrane cellulari e lo stesso DNA. Tutti questi eventi accelerano la perdita delle funzioni cognitive e della memoria.

Linsulino-resistenza, una volta diagnosticata, è trattabile modificando la dieta, iniziando lattività fisica e assumendo opportuni farmaci. Per diagnosticarla è sufficiente fare un prelievo di sangue al mattino a digiuno e dosare i livelli di insulina. Sono considerati ottimali livelli inferiori a 5-6 microunità/ml. Si può anche dosare lHOMA index, un indice che valuta linsulino-resistenza in base alle concentrazioni nel siero di glucosio e insulina a digiuno. Identificarla precocemente è importantissimo se vogliamo proteggere i nostri organi dal cuore, ai vasi, al cervello dallinvecchiamento precoce.









